I brufoli non compaiono mai per caso: osservare dove si manifestano può offrire indizi utili su ciò che accade dentro il corpo.
Quando compare un brufolo sul viso, la reazione più comune è cercare di eliminarlo nel minor tempo possibile. Creme, correttori e rimedi dell’ultimo minuto diventano la priorità, mentre raramente ci si sofferma a riflettere sul perché quella imperfezione sia apparsa proprio lì. Eppure, soprattutto nelle persone che non soffrono abitualmente di acne, la posizione dei brufoli può essere un segnale interessante da osservare.
Il viso, infatti, è una sorta di mappa che riflette abitudini, stili di vita e in alcuni casi anche piccoli squilibri interni.
La cosiddetta mappatura del viso non è una scienza esatta e non sostituisce il parere di un dermatologo, ma può aiutare a farsi un’idea generale delle possibili cause che stanno dietro alla comparsa delle impurità. In assenza di patologie specifiche, i brufoli tendono a manifestarsi in zone ricorrenti, seguendo schemi che spesso si ripetono nel tempo.
La fronte e il naso, conosciuti come zona T, sono aree ricche di ghiandole sebacee. Qui la produzione di sebo è più intensa e può favorire la comparsa di brufoli, soprattutto quando l’organismo è sotto stress o l’apparato digerente e il fegato sono messi alla prova. Non a caso, questa zona risente facilmente di alimentazione disordinata e periodi di affaticamento generale.
La zona delle sopracciglia è particolarmente delicata. L’uso frequente di pinzette, cerette o prodotti di make up può irritare la pelle e causare piccole infiammazioni. Allo stesso tempo, la comparsa di brufoli in quest’area è spesso collegata a stress e disturbi del sonno. Un riposo irregolare può influenzare la produzione di cortisolo, un ormone che stimola le ghiandole sebacee e rende la pelle più reattiva.
All’attaccatura dei capelli, invece, entrano in gioco soprattutto i prodotti utilizzati per lo styling e la detersione. Gel, lacche, shampoo o balsami troppo aggressivi possono ostruire i pori e provocare acne localizzata. Anche il sudore, se non rimosso tempestivamente dopo l’attività fisica, può contribuire all’infiammazione di questa zona, che risente inoltre degli effetti dello stress e della scarsa qualità del sonno.
Il mento e la mandibola sono aree fortemente influenzate dagli ormoni. Gli sbalzi ormonali tipici dell’adolescenza, della gravidanza o della menopausa possono aumentare l’infiammazione cutanea e favorire la comparsa di brufoli persistenti, spesso più profondi e dolorosi.
Le guance, infine, sono meno soggette all’acne ma non immuni. Qui il contatto con agenti esterni gioca un ruolo fondamentale. Pennelli da trucco poco puliti, federe dei cuscini cambiate di rado o lo smartphone a contatto con il viso possono trasferire batteri e impurità. In alcuni casi, però, i brufoli sulle guance possono riflettere anche problemi legati alla digestione, al fegato o al microbioma intestinale, suggerendo di prestare attenzione alla dieta e all’uso prolungato di farmaci come gli antibiotici.
Osservare la pelle con maggiore consapevolezza può aiutare a cogliere segnali utili, ricordando sempre che ogni cambiamento persistente merita un approfondimento con uno specialista.
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