Giovanni Bevilacqua presenta il Manifesto del Demorfismo Fotografico

146

Il Demorfismo fotografico di Bevilacqua, il nuovo movimento artistico della fotografia

Giovanni Bevilacqua

Si chiama Demorfismo fotografico il nuovo movimento artistico creato da Giovanni Bevilacqua, fotografo ed artista Vicentino.

È un continuo divenire il suo lavoro fotografico che con il demorfismo aggiunge immagini su immagini in un continuo sommare di emozioni.

Un continuo trasformare la realtà che muta. È un continuum mai interrotto, l’eccesso di colore, la visione surreale di strutture la cui forma non è più definita.

Il demorfismo esalta il “momento” vitale. Proprio come altri maestri del passato, (Fontana, Rotella, Warrol) Bevilacqua trasfigura la realtà trasportando l’osservatore in una dimensione diversa dalla propria.

E il demorfismo grida ogni momento la sua necessità di cambiamento. Urla in faccia a chi guarda la sua presenza intensa e viva, come intensa e viva è la società odierna che si trasforma in ogni istante. Cambiano i desideri degli uomini, cambiano le priorità, il senso del bello, la morale, il costume.

Non posso accettare che la fotografia artistica non possa, non debba cambiare. Nell’era globale sento ancora integralisti profetizzare che la fotografia digitale morirà fra un decennio e si tornerà alla pellicola”.

Come a dire che solo alla pittura è consentito cambiare e mutare continuamente, la fotografia no, deve restare in “fermo immagine”, spiega ancora l’artista.

Rendere diverso il punto di vista, cambiare l’osservazione da reale a surreale fino a renderla favolistica e immaginaria.

Trovare un nuovo linguaggio dell’arte fotografica, trasformare quanto ci sta davanti non sottraendo o isolando il soggetto, quanto piuttosto moltiplicandolo, in una affollata presenza di immagini che rimandano l’una all’altra, che danno una continua dinamicità alla fotografia che ci ha abituato, da sempre, alla staticità.

Fino a quando non capiremo che già prendendo una fotografia compiamo uno scempio innaturale perché stiamo isolando un particolare dal tutto non daremo alla fotografia la possibilità di divenire arte“, conclude Giovanni Bevilacqua.