CAMERA Torino: le mostre di Harry Gruyaert e Werner Jeker aprono la stagione

François Hébel firma la sua prima programmazione espositiva tra l’esperienza sensoriale del colore e il design fotografico d’autore.

CAMERA Torino: le mostre di Harry Gruyaert e Werner Jeker aprono la stagione
Harry Gruyaert, Las Vegas © Harry Gruyaert/Magnum Photos

CAMERA – Centro Italiano per la Fotografia dà il via alla sua programmazione estiva con due mostre che inaugurano la direzione artistica di François Hébel: Retrospettiva, che porta per la prima volta in Italia la ricerca del maestro belga del colore Harry Gruyaert, e, nella Project Room, un’esposizione originale dedicata a Werner Jeker, tra i più importanti grafici svizzeri ad aver fatto della fotografia uno degli elementi centrali del proprio linguaggio visivo. Entrambe le mostre sono curate da François Hébel e sono visitabili dal 18 giugno al 4 ottobre 2026.

Dopo i grandi successi di CAMERA con i maestri americani del bianco e nero, mi sembrava importante celebrare il colore. Per questo ho invitato Harry Gruyaert, uno dei primi fotografi ad aver intuito che il colore sarebbe diventato un nuovo linguaggio fotografico, in un’epoca in cui soltanto il bianco e nero veniva riconosciuto come espressione della grande fotografia – dice François Hébel, direttore artistico di CAMERA -. Vorrei che ogni stagione di CAMERA proponesse anche una curiosità fotografica. La mostra inedita Photo Typo di Werner Jeker si compone di 70 manifesti, allestiti magistralmente dallo stesso autore. Tra gli oltre 800 manifesti realizzati per progetti culturali e politici, abbiamo scelto quelli in cui il rapporto tra fotografia e tipografia rende evidente questo dialogo possibile; anzi, nel suo caso, i due linguaggi diventano opere in sé“.

Harry Gruyaert. Retrospettiva

Retrospettiva, la prima grande mostra di Harry Gruyaert in Italia; tra i maggiori protagonisti della fotografia contemporanea, il fotografo è nato in Belgio nel 1941 ed è membro di Magnum Photos. Gruyaert è stato tra i primi fotografi europei, tra gli anni Settanta e Ottanta, a conferire al colore una dimensione non più descrittiva ma puramente creativa, percettiva ed emotiva, capace di costruire una visione radicalmente grafica del mondo. In un’epoca in cui la fotografia era prevalentemente celebrata in bianco e nero, il suo lavoro si inserisce nel solco tracciato da autori americani come Saul Leiter e William Eggleston.

Seguendo un percorso cronologico, Retrospettiva si apre con la celebre serie TV Shots, realizzata a Londra nel 1972, in cui Gruyaert, influenzato da Pop Art e immaginario televisivo, manipola l’antenna del suo televisore per trasformare le immagini in composizioni vibranti e astratte. Olimpiadi, commedie televisive e i primi passi sulla Luna diventano così icone di una nuova cultura visiva dominata dal colore, simbolo di una tv che in quegli anni si reinventa a colori conquistando il pubblico con un linguaggio inedito e ipnotico.

Nella sezione Francia–Belgio si raccontano invece le prime ricerche tra il Belgio dove è nato e Parigi, città in cui si trasferisce nei primi anni Sessanta. Qui il fotografo si confronta con la sua terra d’origine, un territorio che inizialmente percepisce difficile da interpretare cromaticamente, ma che progressivamente, grazie ai contesti industriali, le insegne e gli oggetti dai colori vivaci tipici degli anni Settanta, riesce a modellare in composizioni fortemente grafiche.

Nella sezione Sud emerge un altro nucleo fondamentale della sua poetica: il Marocco, che rappresenta per Gruyaert una vera rivelazione visiva. Qui luce, architettura, paesaggio e presenza umana si fondono in un’esperienza percettiva intensa, e a partire da questa esperienza il fotografo compie numerosi viaggi nel Sud del mondo – dall’Egitto all’India, dalla Spagna alla Turchia – confrontandosi con luci abbacinanti, ombre profonde e tonalità vellutate che ampliano ulteriormente la sua ricerca.

Dalle miniere agli impianti siderurgici, dai laboratori farmaceutici alle centrali nucleari, Gruyaert viene incaricato di realizzare immagini per opuscoli finanziari e campagne di comunicazione aziendale. Nella sezione Industrie, il colore trova piena espressione nel contesto professionale e industriale, all’interno di ambienti tecnici e produttivi, dove riesce a trasformare macchinari, superfici e geometrie industriali in immagini quasi astratte, dominate da contrasti cromatici e composizioni rigorose.

Est incontra Ovest mette invece in dialogo due mondi: da un lato i colori artificiali, seducenti e commerciali del sogno americano, dall’altro le atmosfere spoglie e incerte della Russia post-sovietica. Attraverso questo confronto, Gruyaert riflette sulle identità visive e culturali di due sistemi profondamente diversi, mostrando come il colore possa diventare strumento di lettura politica e sociale.

Come realizzare un’immagine originale di paesaggi già infinite volte fotografati? Nella serie Litorali, nata quasi casualmente nel corso dei suoi viaggi e protagonista di un’intera sezione della mostra, le coste diventano per Gruyaert una sfida visiva, cui risponde riducendo gli elementi all’essenziale. Cielo, sabbia, mare e orizzonte costruiscono immagini minimali e sospese, dove luce e variazioni cromatiche sono assolute protagoniste.

Chiude il percorso Aeroporti, sezione dedicata ai luoghi di transito per eccellenza: sale d’attesa, vetrate, riflessi e trasparenze affascinano Gruyaert per la qualità artificiale della luce e per la possibilità di creare composizioni geometriche attraversate da colori netti e presenze fugaci, trasformando spazi anonimi e quotidiani in immagini di forte intensità visiva.

Harry Gruyaert è autore di numerosi libri, che cura in prima persona in ogni particolare, lavorando a stretto contatto con il designer e l’editore per realizzare un oggetto unico. Per l’occasione, invece di un tradizionale catalogo della mostra, CAMERA proporrà tutti i libri attualmente disponibili, mentre una vetrina all’interno della mostra raccoglierà tutte le pubblicazioni dedicate al suo lavoro.

Inoltre, CAMERA propone la Masterclass La geometria del colore con Harry Gruyaert per i fotografi e le fotografe che desiderano far evolvere il proprio linguaggio visivo e rafforzare la propria identità autoriale, in programma dal 30 settembre al 4 ottobre (iscrizioni fino al 10 settembre, con tariffa early bird entro il 30 luglio). Cinque giorni per immergersi nell’universo visivo di uno dei grandi maestri della fotografia contemporanea e pioniere indiscusso del colore. Sotto la sua guida diretta, ciascun partecipante lavorerà allo sviluppo e alla realizzazione di un progetto fotografico personale, affinando la propria visione autoriale e trasformando radicalmente il modo di guardare la realtà. Un’opportunità rara per confrontarsi con lo sguardo di una figura chiave della fotografia a colori.

CAMERA Torino: le mostre di Harry Gruyaert e Werner Jeker aprono la stagione
© Werner Jeker

Werner Jeker. Photo Typo

Accanto alla mostra del maestro belga, la Project Room di CAMERA ospita Photo Typo, esposizione dedicata a Werner Jeker, figura di riferimento internazionale nel campo della grafica applicata alla fotografia.

Nato in Svizzera nel 1944, Jeker rappresenta un caso unico nel panorama del graphic design contemporaneo: considerato tra i più importanti cartellonisti della sua generazione, ha sviluppato un linguaggio visivo in cui fotografia e tipografia si fondono in un equilibrio audace e raffinato, superando la semplice funzione comunicativa del manifesto per trasformarlo in una vera opera grafica autonoma.

La mostra, pensata appositamente per CAMERA e presentata per la prima volta in questa forma, riunisce un’ampia selezione dei manifesti più significativi realizzati da Jeker, con particolare attenzione ai lavori che usano la fotografia come elemento strutturale della composizione. L’approccio dell’autore si distingue per la capacità di intervenire sull’immagine con grande sensibilità e rispetto, preservandone l’integrità documentaria e al tempo stesso amplificandone la forza visiva attraverso il dialogo con la tipografia.

In un ambito in cui spesso fotografi e grafici tendono a difendere rigidamente i rispettivi territori espressivi, Jeker ha saputo costruire una relazione originale tra immagine e testo. I suoi manifesti traggono ispirazione diretta dai contenuti delle mostre e dalle poetiche degli autori, mentre in altri progetti la fotografia diventa strumento evocativo per raccontare spettacoli teatrali, rassegne cinematografiche ed eventi culturali. Ogni elemento viene calibrato con precisione, dando vita a composizioni essenziali ma di forte impatto.

Nel corso della sua carriera, iniziata nel 1965 e proseguita in autonomia dal 1972, Jeker ha firmato oltre 800 manifesti, accanto a libri, identità visive e progetti espositivi per importanti istituzioni culturali, sociali e commerciali internazionali. Pluripremiato a livello internazionale, ha ricevuto tra gli altri l’Infinity Award dell’International Center of Photography per l’uso innovativo della fotografia, oltre al primo premio per il progetto delle nuove banconote svizzere.

In occasione della mostra da CAMERA, per la prima volta saranno pubblicati i migliori manifesti di Werner Jeker, nei quali la fotografia dialoga con la tipografia: circa 70 manifesti sono stati selezionati da una collezione di oltre 800 lavori realizzati nel corso della sua carriera. Questo libro, edito da Dario Cimorelli Editore, si propone come uno strumento fondamentale per approfondire il dialogo, spesso complesso, tra fotografia e tipografia.

CAMERA – Centro Italiano per la Fotografia
18 giugno – 4 ottobre 2026

Courtesy of Lara Facco P&C