ALCHÈTIPO MFW Fashion Show

ALCHÈTIPO | MFW FASHION SHOW “A CEREMONY STITCHED TO BREAK”

Per la stagione FW 26/27, ALCHÈTIPO presenta “A CEREMONY STITCHED TO BREAK”, un amore cucito troppo stretto, un fashion show realizzato in collaborazione con Lineapelle Designers Edition.

In questo contesto, la sartorialità del brand incontra la pelle come materia strutturale e simbolica: pelle di vitello 100% Made in Italy, utilizzata non come semplice rivestimento ma come elemento narrativo, capace di introdurre tensione, rigidità e resistenza all’interno di un impianto sartoriale destrutturato. Il dialogo tra lane classiche e pelle costruisce un equilibrio instabile, dove il rigore formale viene attraversato da una forza più fisica, quasi emotiva, amplificando il racconto di una cerimonia che si rompe dall’interno.

La collezione è una cerimonia distorta, un matrimonio in cui il “sì” sussurrato contiene già l’eco di un addio. Come certe storie, questa collezione rimane sospesa, trattenuta nel tempo, cucita addosso come una promessa che stringe troppo.

L’universo di ALCHÈTIPO si costruisce attorno a un rituale che implode, la sartorialità classica viene attraversata, ferita, riassemblata. L’abito diventa scenografia di un dramma relazionale, dove ogni capo è un gesto, ogni dettaglio una confessione.

Il cardo nobile nel taschino è un simbolo proibito, come nei balli segreti degli anni ’30 e nascosto nel bavero diventa codice, dichiarazione silenziosa, atto di rottura e orgoglio.

Le cravatte trattengono e i nodi si moltiplicano, diventano gioielli, si spostano dal collo alle dita, si incastrano come promesse mai mantenute. Papillon in acciaio affilati come lamette lucidate, involucri in metallo che racchiudono nodi di cravatte, anelli-chain che non si infilano ma si conficcano, come memorie sotto pelle. Il corsetto stringe come le aspettative, come un amore che costringe. Il tank top, segnato da stampe tatuate, diventa una pelle nuova, incisa di confessioni e traumi. Le camicie seguono cuciture invisibili, trattenute da punti sottili pronti a cedere. I pantaloni stratificati non coprono, raccontano.

La palette cromatica è emotiva e narrativa: il bianco di un altare sporcato, il nero del dubbio, il grigio della zona d’ombra, il rosso dell’ultimo bacio, troppo lungo per essere casuale, troppo breve per salvarsi, e il verde acerbo di uno stelo appena colto, un colore che attraversa la collezione come segnale di ciò che la società non può, o non vuole, tollerare. Tessuti e materiali si fondono con la narrazione, tutti rigorosamente Made in Italy.

Il cuore materico della collezione è il Principe di Galles, declinato in una palette che oscilla tra bianco sporco/champagne e nero. Il disegno classico viene destrutturato, liquefatto e reinterpretato attraverso la stampa di collezione. Il motivo si sfalda, si muove, si trasforma in una superficie narrativa instabile.

La stampa di collezione rielabora dunque, il pied de poule e il principe di Galles, in geometrie liquide e glitchate, come fotografie mosse dopo una notte troppo lunga, accompagnando e amplificando la destrutturazione sartoriale dei capi. I tessuti sono così utilizzati: Frescolana 100% lana con gessato grafico, trattato come un segno ricamato, quasi un piping disegnato sul tessuto. Principe di Galles in fresco lana 100% lana per blazer e capi sartoriali, con una resa volutamente più sgranata e materica. Panno 100% lana Principe di Galles, dal disegno più fitto e nitido, quasi chirurgico, in contrasto con le versioni più destrutturate. La pelle di vitello 100% Made in Italy introduce tensione e struttura, contrastando la fluidità delle lane, mentre il popeline di cotone per camiceria mantiene pulizia e precisione grafica. Bottoni e componenti sono custom, in metallo e satin, declinati per ogni capo.

La collezione include inoltre una collaborazione con Aura Florentia per fashion jewelry: fiocchi metallici come spille ornamentali, scudi per nodi di cravatta e chain multiuso che diventano chiusure funzionali o accessori di stile. La footwear focus sposta la scarpa fuori dalla sua funzione tradizionale: silhouette allungata, tacco architettonico, un oggetto ibrido da indossare, trasportare, esibire, parte integrante dello storytelling sartoriale. A Ceremony Stitched to Break non è solo una collezione: è un racconto d’amore con la data di scadenza cucita nel colletto. È un invito a vestirsi delle proprie contraddizioni. È un matrimonio vestito da divorzio.

Courtesy of S2BPress