Simbolo di eleganza e status, il cappello da donna segue regole precise di galateo tra storia, matrimoni e moda. Scopri come scegliere il modello giusto per ogni occasione.
Il cappello da donna, un accessorio intriso di storia e significati sociali, continua a rivestire un ruolo fondamentale nel galateo contemporaneo, soprattutto in occasioni formali come matrimoni ed eventi esclusivi quali il Royal Ascot.

Nonostante oggi il copricapo abbia spesso una funzione più pratica che estetica, le regole del bon ton relative al cappello da signora restano imprescindibili per chi desidera un look impeccabile e rispettoso delle tradizioni.
Storia e valore sociale del cappello femminile con pon pon
Nel corso dei secoli, il cappello è stato molto più di un semplice accessorio: rappresentava un vero e proprio segnale di status sociale e persino di condizione personale. Nel passato, la foggia e la presenza del cappello indicavano il rango, la ricchezza e lo stato civile di una donna. Ad esempio, una giovane nubile non avrebbe mai mostrato il capo scoperto in pubblico, poiché la chioma femminile era considerata un elemento di forte fascino e seduzione. Ancora oggi, alcune fedi religiose impongono alle donne sposate o in età da marito di coprirsi i capelli fuori dalle mura domestiche.
L’adozione del cappello come accessorio di moda nasce nel Quattrocento, ma è durante l’epoca Regency che si assiste alla sua massima diffusione, con un’evoluzione stilistica che prosegue fino ai primi del Novecento. La Seconda Guerra Mondiale segna una svolta, portando a un progressivo abbandono dell’uso massiccio del cappello, fino agli anni Cinquanta. Negli anni Sessanta, però, esso diventa simbolo di eleganza e classe, rimanendo un elemento distintivo nelle occasioni formali.
Il bon ton femminile sul cappello si differenzia nettamente da quello maschile: mentre agli uomini è spesso richiesto di togliere il cappello in molte situazioni, alle donne è generalmente concesso di tenerlo, purché non risulti di intralcio o scomodo. È quindi accettato indossare il cappello in chiesa, a teatro, al cinema e in eventi pubblici, purché il copricapo non ostacoli la visuale degli altri.

Durante i pasti, il cappello può essere mantenuto solo in cerimonie formali, come matrimoni o pranzi in ristoranti di lusso; in contesti più informali, invece, è buona norma toglierlo entrando in casa o in locali privati. Sul posto di lavoro, invece, l’uso del cappello è generalmente sconsigliato, così come in ambienti chiusi o durante i pasti quotidiani.
Una curiosità sul galateo inglese: secondo Julian Fellowes, creatore di “Downton Abbey” e figura autorevole in fatto di bon ton, l’unico luogo in cui una donna può togliere il cappello è la propria camera da letto. Un’altra regola riguarda i saluti affettuosi in presenza di cappelli voluminosi: è preferibile evitare baci o strette di mano troppo ravvicinate per non rischiare di far volare via il copricapo.
Anche se la presenza di donne con cappello è ormai rara nella vita quotidiana, i matrimoni restano l’occasione privilegiata per sfoggiare questo accessorio con stile e rispetto delle regole. In passato, solo se la madre della sposa indossava il cappello era consentito alle invitate fare altrettanto; oggi, con l’evoluzione delle usanze, questa regola è meno rigida, ma alcune prescrizioni di bon ton rimangono valide.
È fondamentale mantenere il cappello durante tutta la cerimonia e il banchetto, rimuovendolo solo al termine del pasto. Tradizionalmente, il copricapo va inclinato verso destra e sono sconsigliati i colori nero e bianco, per rispetto verso la sposa. Inoltre, la dimensione della falda deve essere proporzionata all’orario: cappelli a tesa larga sono più adatti a cerimonie mattutine, mentre quelli più piccoli e minimal sono preferibili nel pomeriggio. La sera, invece, il cappello non va indossato.



























